Non il cosa, ma il come


di Elia Liberali*

Un allenatore che, durante le partite guida i propri giocatori in ogni azione, telecomandando le scelte in ogni istante, senza lasciare spazio alla creatività e all’interpretazione della situazione da parte dell’individuo, di sicuro nel breve periodo ottiene risultati e sarà considerato un vincente. Che cosa succederà quella domenica in cui il mister si ritroverà malato e impossibilitato a seguire da bordo campo il proprio team? Quale sarà il risultato?

La scuola, una delle istituzioni messe più a dura prova da questa emergenza sanitaria, ha risposto in maniera istintiva. Il tentativo di portare avanti e ricreare nel modo migliore possibile la formazione “classica” dell’aula, può sicuramente definirsi resiliente. Le polemiche nate sulle responsabilità d’insegnanti definiti ed etichettati troppo velocemente come incompetenti e poco presenti, di studenti svogliati o delle difficoltà derivanti dalla mancanza di strutture digitali necessarie a garantire un’istruzione quanto meno democratica, non devono alimentare la cultura degli alibi.

La didattica a distanza non deve diventare il capro espiatorio.

La scuola ha saputo reagire improvvisando e avviando un processo d’innovazione che ha stravolto i criteri dell’insegnamento.

Come ogni settore d’altronde, anche quello scolastico è chiamato a rinnovarsi nelle competenze richieste e nelle metodologie didattiche adottate dai nuovi modi di fare scuola che il Covid-19 ha imposto.

L’insegnante, abituato a entrare in classe e ad avere un contatto diretto con i propri alunni, percepiva segnali non verbali da ogni singolo studente e gli permetteva di reagire di conseguenza, mettendo in atto azioni volte a motivare quel ragazzo che, sovrappensiero, si era distratto guardando fuori dalla finestra, o chi ancora si era messo a discutere con il proprio compagno di banco sulla serie tv del momento. Oggi il professore non ha più questa possibilità.

L’educazione dei giovani, più che l’istruzione, è condizionata enormemente dal tempo passato all’interno delle mura scolastiche, dove i ragazzi sono chiamati al rispetto delle regole e a confrontarsi con i propri coetanei, sviluppando così la loro personalità in un ambiente conosciuto e rassicurante.

Se quindi è vero che fino ad oggi la scuola si è dimostrata resiliente, cioè capace di piegarsi senza spezzarsi trovando soluzioni ai problemi che di giorno in giorno si presentavano, nel prossimo futuro dev’essere capace di rispondere in modo creativo e propositivo alle sfide che arriveranno.

Non il Cosa, quello ancora non si sa, ma il Come.

Sono richieste oltre a nuove competenze relazionali, empatiche anche nuove metodologie didattiche combinate tra loro ben oltre la più classica metodologia frontale con trasferimento di conoscenza dall’alto verso il basso.

Da dove ripartire, dunque?

Nei ragazzi è opportuno incoraggiare l’autoefficacia. Fino ad oggi, erano assegnate scadenze, obblighi, vincoli. Ora sono stati messi nella condizione di essere liberi di scegliere e decidere cosa fare del proprio tempo e di conseguenza si sono ritrovati, non colpevolmente, spaesati perché incapaci di porsi obiettivi e di scegliere autonomamente le responsabilità che vogliono assumersi.

Una soluzione può essere quella di allenare nel docente la Leadership del Coach, in grado di responsabilizzare, di guidare, ispirare ed essere di supporto, ponendosi in un ruolo alterno di insegnante e coach facilitatore.

Questo è anche quello che oggi è richiesto e sta avvenendo dentro le comunità aziendali, che in alcuni casi propongono innovazioni anche nella gestione delle persone che con opportuni adattamenti possono essere introdotti in altre istituzioni, comprese quelle scolastiche.

L’allenatore, così come l’insegnante, per essere un vero valore aggiunto nella crescita dei ragazzi, deve provare a stimolare cambiamenti profondi, duraturi nel lungo periodo e, con molta pazienza, aspettare per raccogliere i frutti del proprio lavoro. L’autoefficacia va educata. Non il Cosa, ma il Come.

*Elia Liberali è junior project manager di Metàlogos